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giovedì 13 ottobre 2022

Incontri accanto il fiume

Un appendice al docu film " Accanto scorre il fiume " incontri accanto al fiume  di Marco Leone 

Premiato come miglior documentario didattico al Parma International Film Festival 2022





lunedì 6 luglio 2020

Da Chivasso al mare a piedi

Qui trovate il bellissimo racconto della traversata da Chivasso a Varazze scritto da Cry al suo primo viaggio a piedi


Siamo così ossessionati dalla velocità che ci sforziamo di infilarla in ognuna delle nostre attività  quotidiane, ma nonostante questo camminare rimane una controtendenza piena di fascino.
Del resto se la velocità ci chiede di rinunciare a tutto in suo nome, o comunque di accontentarci di appagare i nostri i bisogni in modo raffazzonato, la lentezza ci permette di godere appieno di ogni momento, chiedendoci di sacrificare solo la velocità. Camminare è un ottimo modo per ritrovare quello che ci lasciamo indietro correndo. E viaggiare a piedi è come uno zoom puntato sulla nostra percezione dello spazio e del tempo.
Camminando per circa 180 chilometri da Chivasso a Varazze, passando per boschi e strade sterrate, asfaltate e sentieri di montagna, guidato da Marco Leone, ho provato il brivido di sentirmi straniero a casa mia. Una sensazione che pensavo impossibile senza salire sopra un aereo.
Eppure siamo solo andati in Liguria, una delle mete più comuni di noi abitanti del nord Italia.
Non è stata una passeggiata. Camminare per non meno di 25 chilometri al giorno, con pensanti zaini sulle spalle, affrontando il caldo, le vesciche ai piedi, oltre ai vari dolori e la paura di non farcela, è stata una vera prova di resistenza e determinazione che sono felice di aver portato a compimento.
Spesso paragoniamo la vita umana a un cammino e credo di aver afferrato il significato di questa similitudine soltanto alla fine di questa esperienza. La vita è un’avventura disseminata di meraviglie e imprevisti che possiamo vivere in solitudine o condividere con altre persone, che ci modella con le sue difficoltà e le sue gratificazioni e che alla fine ci restituisce cambiati all’Universo. Il cammino è una breve sintesi di tutto questo e viverlo in gruppo l’ha reso ancora più significativo. È incredibile quanto sia facile legarsi a dei perfetti sconosciuti in una condizione simile. In certi momenti era come se le nostre individualità si fondessero in un’unica entità che camminava con dodici paia di gambe.
Dopo sei giorni di camminate, pasti a sacco e notti in tenda, ritrovarsi alla fine davanti alla spiaggia di Varazze, sfiniti ma contenti, mentre il traffico rumoreggiava alle nostre spalle, è stato un po' come osservare lo scorrere dei titoli di coda di un bellissimo film, che come ogni cosa è giunto al termine, ma che si è legato in modo indissolubile alla tua personalità. 

Christian Sartirana



domenica 15 dicembre 2019

Trailer " Accanto scorre il fiume "

Trailer " Accanto scorre il fiume "
Docu-film del viaggio a piedi dalla sorgente alla foce del fiume Po



Per altre info sul progetto visita Accanto scorre il fiume

giovedì 5 dicembre 2019

Skinners

Che sono ? 
Scarpe o calze ? questo è il problema !!!
Ma che problema .... sono calze !!!
Evvai ... Barefoot ... piede in libertà !!!



giovedì 21 febbraio 2019

incontri


Contatti
Scendiamo dalla macchina e sembra giorno , una luna brillante come non mai splende sul bosco del Vaj .
Si , me lo sento sarà uno spettacolo. Prima di lasciare il paese incontriamo Franca , due ciance e un avvertimento  “ fate attenzione ai lupi !! “ 
“ Si… magari ….è da un po’ di tempo che li sto cercando , ci vorrebbe veramente un colpo di fortuna “
Lasciamo le ultime luci del paese e ci inoltriamo nel bosco l’atmosfera è incantata ,  la luce lunare avvolge ogni cosa tant’è che possiamo camminare  senza usare le lampade frontali .
Con passo leggero e sicuro iniziamo la nostra bella camminata .
La strada inizia a salire svolta  a destra e d’un tratto  davanti  a noi …..
Leggeri e furtivi attraversano la strada , non si allontanano , son li , fermi  , immobili .
Cala il silenzio , solo il soffio del vento fra i rami dei castagni .
Sono attimi , minuti di emozione ci guardiamo negli occhi senza fare nulla
I loro bellissimi occhi gialli brillano nel buio come stelle cadute dal cielo
 A  piedi nel bosco di notte con una bellissima luna piena e due lupi che ci stanno scrutando , fantastico.
Qualcosa  di ancestrale e antico si risveglia in  me  un richiamo atavico mi tocca
Il legame fra l’uomo e il lupo , una storia infinita .
Il legame fra il selvaggio e il domestico
Il legame  fra la nostra parte razionale e l’istinto
Il legame con l’ignoto
Il lupo è dentro di me è rappresenta la mia parte selvaggia
Chissà forse è proprio questo che fa tanta paura agli uomini , il richiamo a qualcosa sopito e nascosto nella parte più profonda del nostro essere .
E’ stato un incontro meraviglioso , per un attimo il tempo si è trasformato , dilatato ci ha trasportato il luoghi lontani , in tempi lontani .
Non è stato un documentario in Tv , non abbiamo visto un video su you tube,  i lupi non erano in cattività ,  non eravamo in auto,  noi eravamo a piedi di notte nel loro territorio .
Non è successo nulla di pericoloso , di rischioso  , per un attimo siamo stati trasportati e rapiti è stata una gioia e una conferma che questo meraviglioso pianeta è vivo .
Che la natura , tutta la natura non è attorno a noi , è dentro di noi
Che noi siamo il lupo , l’agnello , il muschio che cresce su tronco di un albero
Noi siamo l’albero , l’acqua , la nuvola che corre nel cielo
Noi siamo la Terra .
Disegno fatto da alunni Maria Grazia
Materna di Sassi Mongreno



giovedì 10 gennaio 2019

E se incontro un lupo ?


E SE INCONTRO UN LUPO? COME COMPORTARSI IN UN'AREA CON PRESENZA DI LUPI

Il lupo è una specie ormai distribuita quasi uniformemente sul territorio italiano, e le possibilità di incontro sono, seppur non frequenti, sempre maggiori. Il lupo è un animale caratterizzato da una incredibile plasticità ed adattabilità e non è relegato unicamente all’ambiente montano, come invece viene pensato nell’immaginario collettivo. Sono ormai presenti da qualche anno branchi di lupi nelle aree costiere della Toscana meridionale (le famose immagini di lupi sulla spiaggia), in Salento, nelle periferie di grandi città, in campi coltivati, tutti ambienti diversi ma con un unico grande denominatore: disponibilità alimentari e presenza di zone di rifugio. Quindi come comportarsi in caso di incontro? Come dobbiamo muoverci in un’area frequentata da lupi?
Qualche semplice regola:
1. Tenere i cani al guinzaglio: questo vale sempre e ovunque, i cani possono creare disturbo ai lupi presenti in una zona, possono (anche i più casalinghi) infastidire la fauna, e sì, succede che siano predati dai lupi. Il cane viene visto come un “invasore” e i lupi non gradiscono. Sottolineiamo poi sempre il rischio di ibridazione, data dall'accoppiamento tra cane e lupo.
2. Non lasciare avanzi dei nostri pic-nic, non cercare di attirare i lupi per fotografarli: nessun animale selvatico deve abituarsi al cibo umano, né deve associare la presenza dell’uomo a cibo facile, in particolare i lupi. Il lupo è un animale selvatico e quindi ovviamente potenzialmente pericoloso. Non ci sono stati attacchi di lupo a uomo da circa 200 anni, ma le uniche situazioni spiacevoli (al di fuori dell’Italia), sono avvenute a causa di lupi abituati al cibo.
In caso di incontro:
3. Osserviamo gli animali a distanza, non avviciniamoci: Nel 99% dei casi il lupo (o i lupi) ci guarderà immobile per un pò e poi se ne andrà, se non sarà schizzato via al primo sguardo. Non fa nessuna differenza che gli animali siano in più di uno.
4. Se non ci sentiamo tranquilli (non sono situazioni pericolose, ma non si può impedire a qualcuno di avere paura) alziamo la voce, facciamo confusione, sbattiamo due sassi in terra. L’animale si spaventerà e se ne andrà
5. Nel caso di incontro con lupi “confidenti” ossia in qualche modo un pò abituati all’uomo (vedi punto 2), prendiamoci la responsabilità di disincentivare questa loro associazione mentale di uomo-oggetto interessante: come nel punto 4, facciamo rumore e cerchiamo di fargli capire che l’uomo non è un bell’incontro. Urliamo, alziamo i bastoncini o le braccia, rendiamoci "spaventosi" ai suoi occhi, così da fare confusione, per fare qualcosa per far associare al lupo il fatto che l'uomo possa essere una presenza "spiacevole", e che sarebbe più tranquillo, senza incontrarlo. Questo non vuol dire andargli incontro, ne tantomeno avvicinarcisi. Ci sono stati casi, documentati anche da video, di persone a una quindicina di metri dall'animale. In quel caso, anziché rimanere a fare il video, o cercare di richiamare il lupo per fare il video piu bello, sarebbe meglio fare un pò di confusione, per indurre l'animale ad allontanarsi.
Cosa è sbagliato fare?
6. Ululare per attirarli:
l’ululato è una forma comunicativa. I lupi ululano per segnalare la propria presenza sul territorio, per riunirsi, per salutarsi. In un’area sono presenti solo i lupi di un branco, lupi estranei vengono allontanati. Ululare segnala a quel branco che ci sono quindi altri animali nella loro casa, li disturba, li può costringere a modificare le loro abitudini territoriali, almeno momentaneamente. In un periodo delicato come la fine dell’inverno, ossia l’inizio del periodo riproduttivo, ululare può costringere la femmina a scegliere una tana differente da quella che avrebbe selezionato, e spesso le zone adatte per la tana o per i rendez-vous (i siti dove in estate vengono allevati i cuccioli) non sono così tante. Disturbarli può portare quindi a mettere a rischio la cucciolata o a creare loro ulteriori difficoltà rispetto a quelle che devono comunque affrontare in un ambiente antropizzato come il nostro.
7. Avvicinarsi alle aree di rendez-vous (gli “asili” in cui i cuccioli passano le giornate in attesa del ritorno degli adulti):
a certe persone che non si comportano in maniera etica piace entrare in queste aree per fotografare (o foto trappolare) facilmente i lupi. Anche in questo caso il rischio è quello di disturbarli, farli spostare, o renderli abituati alla nostra presenza e come abbiamo già detto non va bene

Quindi, muovetevi nell’ambiente con attenzione e ricordatevi che il lupo non è un cartone animato, non è un peluche, non ha bisogno di noi e non deve essere visto come un essere fantastico, da venerare. E’ un animale selvatico, da rispettare nel suo ecosistema.
Di Paola Fazzi

mercoledì 1 novembre 2017

Per Gio...



Qualche domanda che mi ha fatto Gio per la sua tesi.........


D1.: “L’esperienza del viaggiare a piedi”: cosa significa per te?
Un viaggio a piedi per me è una metafora della vita
Non inizia con il primo passo ma con qualcosa di molto più astratto .
Un viaggio a piedi inizia con un sogno.
Poi adagio , adagio prende forma fino alla sua nascita.
Come la vita va vissuto in tutte le sue sfaccettature un lungo cammino è un amplificatore d’emozioni ,di tutte le emozioni anche quelle meno piacevoli come i dubbi e le paure .Come la vita stessa non ha fine , entra prepotentemente in noi , si radica , si sedimenta nel profondo risvegliando sentimenti e emozioni troppo spesso sopiti nella nostra parte più profonda
D2: In che modo, con che tipo di approccio secondo te si possono cercare di comprendere le caratteristiche naturali e sociali del territorio che si attraversa camminando?
Quando si cammina il tempo e lo spazio assumono valori completamente diversi , si dilatano , è incredibile… pare tutto rallentato.Si è totalmente immersi nel “ qui e ora “ si vive il territorio.Ogni volto , ogni valle che incrociamo si aprono ai nostri occhi con una luce diversa.Ogni passo è vissuto a volte anche sofferto.Pare quasi che la velocità viaggi di pari passo con la superficialità.
Più il mezzo che utilizziamo per spostarci è veloce meno siamo in contatto con la realtà che ci circonda .
D3: Secondo te come dovrebbe essere organizzato un viaggio a piedi perché non sia semplicemente un viaggio di evasione?
Le parole chiave sono autonomia - autosufficienza con un pizzico di …povertà.Usare il meno possibile le strutture turistiche ( alberghi, hotel, ristoranti ecc… ) e chiedere aiuto e accoglienza alle persone che incontriamo sul cammino. Si…viaggiare in semi- povertà . Questo ci dà la possibilità di entrare in contatto con la gente del luogo ,ci fa entrare nelle loro case , mangiare con loro , sentire i loro racconti le loro storie di vita ..bellissimo e soprattutto reale. Non è certo una dimensione costruita per dar piacere a un turista e la realtà del posto in cui ci troviamo .
D4: Cosa pensi di eventuali compagni in un viaggio a piedi? Li apprezzi oppure
“ingombrano”?
Viaggiar soli o in compagnia … son mondi completamente diversi . Da soli si è più esposti , non si dividono le emozioni. Se ci si trova in difficoltà e si ha paura non c’è nessuno con cui dividerla, io personalmente i primi giorni in solitudine faccio un po’ fatica poi ci si abitua e il senso di libertà che si prova è veramente incredibile. In compagnia occorre sapersi adattare alle esigenze altrui , spesso quando subentra la stanchezza o si è un po’ in crisi esce la parte “ peggiore “ di noi stessi .Non è facile… però è una grandissima occasione per unire e cementare rapporti e amicizie . La nostra società è basata sul “ io “ il mio viaggio, la mia prestazione sportiva ecc..Ragionare con il noi non è affatto semplice ma con un po’ di buona volontà si riescono a ottenere risultati incredibili. Non c’è nulla di più bello della condivisione .
D5: Che tipo di esperienze, delle molte che si possono fare nel corso di un viaggio a piedi, sei interessato a memorizzare al fine di una successiva condivisione? I luoghi visitati? Le persone incontrate? I sentimenti stimolati in te dall’esperienza del viaggio?
Direi che un viaggio a piedi è una bella macedonia di luoghi, persone , sentimenti in me non c’è una priorità di memorizzazione quando si torna ogni tanto affiora un luogo, un volto, un profumo forse il denominatore comune dei ricordi sono i sentimenti . Se non si prova nulla … non rimane nulla. Si… condividere i sentimenti mi piace è l’aspetto che più mi appartiene.
D6: Che strumenti usi per memorizzare le molteplici esperienze che fai nel corso di un tuo viaggio (diario scritto, foto, video, registrazioni di interviste, collezione di oggetti recuperati sul percorso, etc.etc.)? Con che modalità li usi?
La fotografia al momento è lo strumento che utilizzo di più. Mi piace l’idea di catturare un breve attimo irripetibile. Un qualcosa di estremamente piccolo e breve che racchiude in se un emozione “ lo scatto “
D7.: Come strumenti usi per relazionare e poi condividere l’esperienza del viaggio una volta tornato a casa (articolo, blog, proiezione pubblica,etc.etc)? Come assembli la tua relazione di viaggio?
Sto cercando di unire alla fotografia anche il suono. Mi interessa molto il legame suono- immagine
D8: Accompagnare in escursione un gruppo di persone su itinerari da te ideati è oggi in buona parte il tuo lavoro. Come descriveresti questa tua attività? In cosa consiste? Come si articola?
Direi che io sono un “ venditore d’emozioni “ il mio obbiettivo non è vendere quantità infinite di km e metri di dislivello ma risvegliare la voglia d’avventura .Stimolare la resilienza , far riscoprire la bellezza di camminar di notte nei boschi, riscoprire la forza del nostro corpo , attraversare crisi e paure per poi sentirsi liberi di andare.Dal punto di vista pratico io preparo e testo percorsi in ambiente naturale.Possono essere brevi tragitti di qualche km oppure viaggi di più giorni a seconda del grado di allenamento. Denominatore comune ?Emozionarsi e sognare a occhi aperti nuove avventure .

mercoledì 4 ottobre 2017

La via invisibile




“La via invisibile “
Siamo nati nomadi.
Se pensiamo alle nostre origini, alle migrazioni avvenute nel corso dei millenni è nella nostra natura il “ richiamo ad andare “ .
Spesso ci sentiamo fragili, deboli, invece in noi ci sono risorse nascoste, abbiamo una forte resilienza basti pensare che veniamo da guerre , carestie , epidemie.Nel corso dei secoli ci siamo spostati su qualunque territorio , abbiamo viaggiato attraverso deserti ,foreste , oceani con qualunque clima attraverso tempeste , siccità ,alluvioni e solamente negli ultimi anni siamo diventati sedentari .
Il nostro corpo è costruito per muoversi , per andare , abbiamo in noi una forte capacità di adattamento siamo sopravvissuti… ci siamo evoluti e adattati a vivere in qualunque situazione .
Questa capacità di adattamento , questa forza interiore , è un energia che risiede in noi nel nostro profondo spesso non la conosciamo non la “ vediamo “ ne siamo inconsapevoli .
Viviamo in una società basata sul consumo, associamo la felicità e la vita stessa ai beni materiali a “possedere “ ad “ avere “ . Il cammino, un lungo cammino a piedi ci riporta ad assaporare le piccole cose ad apprezzare ciò che veramente è necessario: anziché “ mettere “ si toglie , si toglie sempre più, la mia direzione e quella di cercare sempre più un cammino libero e pulito.
Libero da vincoli: dormire in alberghi , cenare al ristorante, seguire una strada segnata , una via già percorsa di cui abbiamo ogni informazione ; la mia idea di cammino è quella di percorrere una via invisibile
Farne un esperienza , viverla nel bene e nel male , permettermi di perdermi per poi ritrovarmi .
Ritrovarmi nel niente , riscoprirsi liberi di fronte all’universo.
Spesso le nostre vite si basano su presunte sicurezze, oh come ci sentiamo forti nelle nostre case !!
La natura , l’ignoto ci creano una sorta di disagio di timore , la via invisibile ci allontana dal nostro mondo fatto di certezze e ci riporta a una vita primordiale .
Questa nuova e al tempo stesso antica dimensione un po’ ci spaventa e un poco ci attira,Poco a poco ci si lascia andare, ci si abbandona a “ quel che sarà “e ci si riscopre in una dimensione diversa. Tempo e spazio assumono valori differenti , questo non vuol dire trovare la felicità, non equivale a trovare la pace anche qui ci saranno momenti di pace e momenti di fatica e di sofferenza .
Si vivranno momenti difficili ci si sentirà un po’ spersi , in noi riaffiorerà l’istinto animale , l’istinto di sopravvivenza.
Un viaggio a piedi non è necessariamente il raggiungimento di un luogo
Certo un viaggio come la vita ha un suo inizio ed una fine , la meta esiste , un obbiettivo finale ci vuole e ci aiuta a dirigere meglio le nostre forze ed energie ma è altrettanto importante portare attenzione a quel che succede in noi stessi lungo il cammino.
Farne un esperienza , sapendo che nessuna esperienza può essere riprodotta ogni viaggio è un mondo a se’ e va vissuto fino al suo midollo .
 Il viaggio è un esperienza personale, non ci si può nutrire delle esperienze altrui , va vissuto in prima persona .
“ Che il richiamo della via invisibile
ti tocchi il cuore
e i nostri passi condividano lo stesso sentiero
per qualche istante
Ritrovandoci e perdendoci
Perdendoci e ritrovandoci

Nell’universo “

mercoledì 12 luglio 2017

Temporali come comportarsi nel modo corretto


Norme di comportamento in caso di TEMPORALI 

1) Camminate con passi brevi
2) Non cercate riparo sotto alberi isolati
3) Evitare di sostare nelle vicinanze di corsi d’acqua ( laghi, fiumi, piscine )
4) Non sostare sotto pali o tralicci
5) Non sostare su ponti o passerelle
6) Non sostare accanto alle auto
7) Togliere tutti gli oggetti metallici ( braccialetti , collane )
8) Ripararsi con indumenti impermeabili non con ombrello
9) Allontanarsi da recinzioni metalliche da creste , dune , cime ( il fulmine colpisce il punto più alto )
10) Tenere una distanza di sicurezza fra le persone di almeno 5 metri
11) Spegnere tutte le apparecchiature elettriche ( cellulari, GPS..)
È possibile che permanga un’elevata tensione di passo fra i piedi fino a 20 metri dal punto in cui il fulmine ha colpito il terreno. Questa tensione di passo può indurre nel corpo un’elettricità pericolosa.
Questa corrente in genere non è mortale ma si possono subire ustioni o paralisi transitorie.
Questo rischio si riduce se ci si ripara in un avvallamento, possibilmente non allagato dalla pioggia, ci si accuccia tenendo le braccia attorno alle ginocchia con i pieni vicini l’un l’altro, per ridurre al minimo la resistenza elettrica con la tensione di passo.
Non sdraiarsi mai a terra, perché la maggiore superficie di appoggio potrebbe far fluire attraverso il corpo una maggiore quantità di elettricità del fulmine.
Le mucche, i cavalli e i quadrupedi di grandi dimensioni sono ancora più a rischio delle persone per quanto riguarda i fulmini indiretti, perché ponticellano una maggiore differenza di tensione fra gli arti anteriori e quelli posteriori.
Per questo, e per il rischio di essere colpiti direttamente da un fulmine, ai cavalieri si raccomanda tassativamente di scendere da cavallo in caso di temporale e di cercare riparo.

IN TENDA

1) Rimanete all’interno della tenda
2) Non toccate picchetti e attrezzatura metallica
3) Isolatevi il più possibile dal terreno ( materassino, coperte )
4) Mantenete la posizione rannicchiata senza sdraiarsi in terra

ERRORI FREQUENTI

1) Correre o sdraiarsi in terra
2) Ripararsi sotto tettoie aperte o grossi alberi
3) Stare accanto a altre persone
4) Toccare oggetti metallici
Un temporale è pericolosamente vicino se il tempo che trascorre fra fulmine e tuono è inferiore a 10 secondi. In questi casi, è assolutamente necessario trovare un riparo:
• nell’automobile
• in un edificio (meglio se con impianto parafulmine)
• nel bosco, ma tenendo una distanza da tronchi e rami bassi di almeno tre metri

TROMBE D’ARIA
Nelle aree all'aperto: se possibile, cercare rifugio in un edificio. In caso contrario, sdraiarsi a faccia in giù sul terreno, proteggendosi la parte posteriore della testa con le braccia. Tenersi il più lontano possibile da alberi e auto che possono esservi scagliati contro dalla furia del tornado.

INDICAZIONI GENERALI
Ricordatevi che un temporale può durare circa un ora e che la fase intensa difficilmente supera la mezz’ora
Quindi niente panico, spegnere apparecchiature elettroniche cercare riparo

lunedì 20 marzo 2017

RomaRomae

Ciao a tutti
Eccovi un bel articolo sulla bellissima avventura  sulla via Francigena
tratto dal blog : Roma Romae
Leggi :Via Francigena

mercoledì 12 ottobre 2016

PoMonf

Po Monf 
Nasce un nuovo percorso nel cuore del Monferrato 
Il percorso si snoda fra Casalborgone , Castagneto Po, Berzano , Aramengo, Tonengo, Piazzo  e Lauriano   per un totale di 52 km d'avventura fra boschi incantati e antichi siti romanici
Ecco il video di presentazione ......

 
Se sei interessato a percorrere una parte o l'intero percorso
Non esitare .... 3479823297 Marco 

venerdì 20 novembre 2015

Passi

Scatti di un mondo a noi così vicino eppure ...
sempre più spesso....così lontano !!
Viaggio fotografico nei miei ultimi anni



sabato 7 novembre 2015

La ragazza sull'albero

Tratto da “  La ragazza sull’albero “       G.B. Hill
Nel dicembre 1997, a 23 anni, Julia "Butterfly" Hill si è arrampicata in cima a una sequoia, battezzata Luna, per protestare contro l'abbattimento di una foresta di alberi millenari nel nord della California da parte della Pacific Lumber, una società nel settore della raccolta del legname. Ne è discesa solo due anni dopo, avendo raggiunto con la Pacific Lumber un accordo di grande valenza simbolica, per la conservazione di Luna e degli alberi circostanti. Durante tutto questo periodo ha vissuto su una piccola e traballante piattaforma a circa sessanta metri di altezza, in balia delle tempeste, degli elicotteri della Pacific Lumber e dei suoi agenti di sicurezza che impedivano il passaggio dei rifornimenti. Questo libro è la storia della sua avventura.

Avevo 6 o 7 anni quando una farfalla si posò sulla mia mano e vi rimase per ore mentre facevo un’escursione  fra le montagne della Pennsylvania
Da allora le farfalle mi hanno sempre accompagnata nei momenti di bisogno, a volte veramente , altre in visione o nel sogno.
In un periodo in cui mi sentivo estremamente abbattuta ebbi la visione di una farfalla che bucava il bozzolo: quando alla fine si liberò era una farfalla magica di tutti i colori del prisma.
Mentre usciva, il guscio marrone si trasformava in  un nastro luccicante che si srotolava.
Il giorno successivo, al lavoro,  ero ancora depressa e mi giunse questo messaggio: attraverso le difficoltà e le prove della vita  acquisiamo bellezza e libertà.
Fu allora che cominciai a  imparare a interiorizzare  il processo della farfalla che riguarda sempre la comprensione e l’abbandono di ciò a cui siamo attaccati.
Un bruco fa una vita veramente comoda e finisce per abituarcisi.
Ma non è veramente libero.
Non è propriamente bello.
Alla fine, siccome avverte che c’è qualcosa di più, non perché qualcuno  glielo dica , ma per un’intuizione profonda  abbandona la tranquillità che lo circonda e tesse intorno a sé il bozzolo .
Il bozzolo proviene dall’interno del bruco, proprio come il nostro distacco viene dall’interno di noi stessi.
Il bruco si avvolge su se stesso ed è costretto all’interno di quello spazio piccolo e buio dove niente può distrarlo.  Il sole e la pioggia non possono penetrare il suo mondo.
E’ solo nell’oscurità, avvolto in ciò che ha tessuto dall’interno e al riparo da qualsiasi distrazione.
Lo stesso accade a noi.
La vera trasformazione avviene solo quando siamo in grado di guardare a noi stessi  con  onestà e siamo pronti ad affrontare  gli attaccamenti  e i demoni interiori.
Liberi dal ronzio delle distrazioni pubblicitarie e dalle falsi realtà sociali.
Dobbiamo ritirarci nel nostro bozzolo e affrontare direttamente noi stessi.
Dobbiamo rivolgerci alla nostra profonda oscurità interiore, perché solo abbandonando gli attaccamenti  e affrontando il buio il corpo del bruco comincia a svilupparsi e le sue ali belle e luminose  prendono forma.
Persino allora, il bruco deve annullare un ultimo legame quello con lo spazio buio e limitato a cui si è abituato, una nuova forma di tranquillità comincia a rompere gli strati del sé  in cui è avvolto.
Ciò che c’è  al di là non ha senso, ma risponde a una chiamata superiore.
L’ultima lotta permette la trasformazione finale.
Se un essere umano aiuta la farfalla a uscire dal bozzolo, la farfalla non volerà mai.
Solo trovando la forza di liberarsi dall’ultimo legame , questo delicato essere, con un corpo talmente leggero e fragile che il respiro sembra spezzarlo , può volare bello e libero.

Allo stesso modo, solo quando ci liberiamo di tutti i legami che conosciamo, compresa la preoccupazione per noi stessi, e quando ci affranchiamo dal bozzolo che abbiamo tessuto intorno a noi per chiuderci al mondo , solo allora possiamo diventare gli esseri  veramente stupendi che siamo destinati   ad  essere.

martedì 20 ottobre 2015

Eliminare lo stress e rafforzare il sistema immunitario : la risposta è nel bosco

Eliminare lo stress e rafforzare il sistema immunitario: la risposta è nel bosco
Tratto da “ La Stampa “ del 21 ottobre 2015



Piccole, semplici passeggiate nei boschi si sono dimostrate la migliore opzione, rispetto alle camminate normali, per ridurre lo stress e migliorare la salute

Stress è il termine che sembra essere il più citato di questo nuovo millennio. E’ lo stress che ci attanaglia, ci avvolge nelle sue spire e sembra non voler mollare la presa. Come un fuoco divoratore, è alimentato dallo stile di vita che ormai tutti conduciamo. Complici il lavoro, la famiglia, la crisi economica e i problemi per arrivare a fine mese, ma anche la vita frenetica e il traffico di ogni giorno… lo stress, insieme a questi e altri attentatori al nostro benessere lavora senza sosta ogni giorno e ci consuma piano piano.

Spesso facciamo spallucce ai segnali che il nostro corpo c’invia, magari suggerendoci che sarebbe ora di rallentare un po’ – prima che sia troppo tardi. Ma, anche se facciamo finta di niente, prima o poi i conti li dobbiamo fare.
Ma questo stress, possibile non si possa mettere a tacere? Certo che sì. Bisognerebbe però sconvolgere totalmente il proprio modo di vivere; dare il classico giro di vite e magari prendere il volo: lasciare tutto e cambiare vita. Semplice a dirsi, più difficile a farsi.

Se dunque mollare tutto e prendere il volo non è alla nostra portata o nelle nostre possibilità – almeno per ora – ci sono modi per rimediare allo stress senza troppe rinunce. Uno di questi è farsi una bella passeggiata nei boschi.
Perché i boschi? Perché, anche se una camminata fa comunque bene, quelle nei boschi sono state trovate essere più efficaci nel ridurre lo stress e migliorare lo stato di salute in generale.

A suggerire di lasciare ogni tanto la metropoli per prendere la via della Natura è il dott. Aaron Michelfelder, professore di medicina di famiglia alla Loyola University Chicago Stritch School of Medicine e uno studio a tema.
«Lo stile di vita è rapido e produttivo, ma può essere estremamente stressante. Se questo stress non viene affrontato, i nostri corpi e le nostre menti possono soffrirne», commenta il prof. Michelfelder.

Per poter stare in salute abbiamo bisogno di prenderci cura dei bisogni del nostro corpo – sia fisici che mentali. Se siamo troppo sotto pressione o sotto stress, non riusciamo a rilassarci in modo adeguato, e questo continuo stato di tensione a lungo andare logora: non dormiamo più bene, e se non riposiamo bene, si sa, possono insorgere numerosi disturbi e malattie a livello fisico e mentale.

«Quando giungiamo nella Natura, la nostra salute migliora – spiega Michelfelder – Gli ormoni dello stress aumentano nel nostro sangue lungo la giornata e prendendosi qualche momento mentre si cammina per riconnettersi con i nostri pensieri interiori e con il nostro corpo quei dannosi ormoni dello stress si abbassano. Camminando con la nostra famiglia o gli amici è anche un ottimo modo per abbassare la pressione sanguigna e renderci più felici».

La ricerca dimostra che camminare a piedi nei boschi può anche svolgere un ruolo nella lotta contro il cancro. Gli scienziati hanno infatti scoperto che le piante emettono delle sostanze chimiche chiamate “phytoncides” (fitoncidi) che le proteggono dalla putrefazione e dagli insetti.
Ebbene, queste sostanze sono utili non solo alle piante ma anche agli essere umani, poiché quando le respiriamo si verifica un aumento nei livelli delle cellule “Natural Killer”, che sono parte della risposta immunitaria al cancro.

«Quando camminiamo in un bosco o in un parco – afferma il prof. Michelfelder – i nostri livelli di globuli bianchi aumento e si abbassa anche la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e il livello di cortisolo, l’ormone dello stress».

Se vogliamo davvero dare uno stop allo stress, dobbiamo però anche metterci d’impegno non solo per trovare il tempo per una passeggiata nei boschi, ma anche per ridurre un po’ l’uso della tecnologia che, come ormai sappiamo, ci rende tecnostressati.
Per esempio, la lettura di un buon libro aiuta, così come lo scrivere (non mail o messaggini!) o il meditare. Anche gli esercizi di respirazione o lo yoga possono far bene, suggerisce l’esperto.
«Se ci si vuole rilassare, è bene stare lontano dagli schermi elettronici che accendono la mente – sottolinea il prof. Michelfelder – I dispositivi elettronici stimolano l’attività cerebrale e il post di qualcuno su Facebook o un fatto al telegiornale della sera potrebbero causare ancora più stress».


Bene. Quando possiamo, prendiamo la “via” della Natura.